Il Potere della Resilienza: Cosa Ho Imparato dai Bambini Speciali
L’obiettivo non è quello che qualcun altro decide per te, ma è quello che tu stesso ti poni per stare bene, essere felice.
Non l’ho sempre pensata così. Un’esperienza ha reso questo pensiero una certezza per me come donna e come Personal Trainer.
Durante il periodo universitario lavoravo al Polo Natatorio di Rovigo.
Lavoravo tante ore, se ci penso ora, onestamente, non so come riuscissi a frequentare l’Università di Scienze Motorie e lavorare così tanto, ma SI FA.
Al Polo Natatorio insegnavo nuoto a molti gruppi, ma uno ha inciso profondamente sulla mia crescita umana e professionale.
E sicuramente, è stato il gruppo con cui mi sono divertita di più.
Era composto da ragazzi diversamente abili: vi erano ragazzi affetti dalla sindrome di Down, autistici o che avevano perso o leso un arto in seguito a un incidente.
Seria e studiosa volevo che ciascuno di loro raggiungesse l’obiettivo sportivo che io mi ero imposta.
Questo non accadeva e io ero frustrata e anche un po’ arrabbiata.
Avevo 20 anni e ancora molto da imparare.
Una coppia di gemelli diversamente abili però mi ha aperto la mente.
Avevano 12/13 anni, erano bellissimi. Io per loro mi ero prefissata l’obiettivo dell’estensione completa del braccio. Loro non ci riuscivano, io ero frustrata mentre loro erano felici.
Non capivo.
Poi grazie a loro ho compreso. Il raggiungimento dell’obiettivo fisico da me stabilito, a loro non interessava nulla, mentre il passare un’ora in serenità e gioia in piscina, avendo accanto una coach sorridente e felice, a loro regalava moltissimo.
L’obiettivo si è spostato dalla performance fisica al benessere olistico. I risultati sportivi poi sono arrivati con il sorriso.
Loro non si arrendevano ai limiti che il fisico imponeva, lottavano ogni giorno per la felicità.
Anche io avrei fatto lo stesso nella mia vita e come Personal Trainer